Terrazzo e Val Fraselle


A far da spartiacque tra le valli di Revolto e Fraselle c'è un grosso rilievo dai fianchi ripidi e dalla cima lunga e piatta. E' il monte Terrazzo, propaggine sudoccidentale del Carega che incombe su Giazza con un ripido costone a metà del quale si apre una spianata: Campostrin. Ci si arriva all'improvviso, a Campostrin, sbucando dal bosco. E ti conquista subito il cuore, ti accende un'emozione. Perché Campostrin è uno di quei luoghi che parlano al cuore e che raccontano storie antiche di lavoro e di tradizioni che risalgono a tempi lontani. Uno di quei luoghi dove anche gli alberi hanno un'anima e dove sedersi alla loro ombra è come ripararsi fra braccia amiche. E' un luogo particolare, Campostrin, oltre che un belvedere eccezionale sulla Val d'Illasi e la Lessinia orientale. Ma sarebbe inutile aggiungere altri commenti: occorre andarvi, e poi proseguire verso la piatta cima del Terrazzo dove, se il tempo è bello, ci si farà accarezzare dai raggi del sole e sfiorare dalle nuvole. Lasciata l'auto a Giazza (780 metri) nel parcheggio presso l'Albergo Belvedere, si sale a piedi lungo la strada per Revolto così da imboccare, una cinquantina di metri prima della colonia, il segnavia n. 279 che, sulla destra, s'inerpica per le pendici del Terrazzo.




Dopo diversi tornanti tra brevi radure e boscaglia di faggi, carpini, cornioli e ginepri, il sentiero penetra in un angusto passaggio fra alcuni spuntoni rocciosi e, prima del diroccato Baito della Làite, passa davanti ad un superbo esemplare di faggio Poi piega a destra guadagnando in breve il vicino sperone roccioso a cavallo tra la Val Fraselle e quella di Revolto, a picco su Giazza. Si continua ancora in direzione nord raggiungendo lo Schefarkùval, o Grotta del Pastore (1.123 metri), facilmente raggiungibile con una piccola deviazione sulla destra. Si continua verso sinistra puntando alla volta della Val di Revolto per sbucare, dopo una leggera salita, sul pascolo che precede Campostrin (1.254 metri), gruppetto di stalle e casupole crollate. Quindi si risale il prato in direzione di un bosco di abeti rossi oltre il quale, superate delle pietre confinarie, si arriva all'antica foresta di abeti bianchi del Taratzèike che conserva alcuni esemplari di notevoli dimensioni. Più avanti, oltre alcune radure, si raggiunge Malga Terrazzo (1.546 metri), pulpito panoramico ma anche importante crocevia di sentieri. Da qui si può scendere in Val di Revolto per il Sentiero della Madonnina (segnavia 277); si può proseguire verso nord per le Molesse oppure proseguire per Malga Fraselle e passo Zevola. Si riprende a salire verso nord-est e si raggiunge un bivio presso cui si va a sinistra per passo Zevola. Imboccato questo sentiero si continua a salire per il costone del Terrazzo immettendosi alla fine sul Sentiero alto che passa appena sotto la franosa cresta del monte traversando scoscesi ghiaioni. Improvvisamente il sentiero cala alla volta del sentiero che, risalendo da Malga Fraselle di Sopra, porta al passo Zevola, a cavallo fra il Terrazzo e il monte omonimo. Dal passo, lungo il crinale si raggiunge la sommità del Terrazzo, a 1.876 metri di quota. Il ritorno può essere effettuato in un paio d'ore lungo la stessa via oppure lungo il sentiero 280 che segue il fondo della Val Fraselle.

di Eugenio Cipriani



Il Monte Terrazzo esce come una costa dalla catena delle Tre Croci e termina sull'abitato di Giazza , ove fa confluire le due valli di Revolto e Fraselle alla quali appartengono entrambi i versanti.
visto dall'alto assomiglia alla carena di una imbarcazione, ove la parte anteriore ricoperta di vegetazione faggi abeti e larici conserva ancora ricordi dello sfruttamento umano e degrada in maniera brusca verso il fondovalle, mentre la parte sommitale in parte interessata da un franoso ghiaione, è ricoperta da minuta vegetazione.
Il Terrazzo nell'alta valle di Fraselle vennero usati fino a pochi decenni fa per il pascolo e la transumanza degli animali, testimoni ne sono le numerose e solitarie malghe rimaste a testimonianza, oltre al pascolo si possono ancora osservare nei pressi delle radure le zone utilizzate per la produzione del carbone, e all'inizio della val Fraselle alcune 'calcaree' per la produzione di calce.
Proprio per la presenza umana numerosi sono i sentieri di collegamento tra la varie malghe, in parte riadattati per scopi difensivi nel Primo Grande Conflitto, per poi divenire esclusivamente di competenza turistica.
La Grotta del Pastore è una cavità ipogeica che affiora nei pressi di Campostrin, così chiamata per essere stata utilizzata come ricovero di greggi.
Il Terrazzo termina nel passo Zevola che lo divide dall'omonima cima e dalla Catena delle Tre Croci.


Il ghiaione del terrazzo Foto CRISTIANVERONAEST

 

la Valle Fraselle che inizia da Giazza, è delimitata dal Terrazzo e dalle alture di Campofontana , tranne che nella parte sommitale, adibita al pascolo di greggi, è completamente ricoperta da boschi e ha un aspetto selvaggio. Attraversata dal torrente Fraselle che confluisce a Giazza nel Progno ha un ecosistema diverso a differenza delle altre valli del Gruppo del Carega, l'acquadella quale è ricca la valle tipicizza questo territorio.
Nell'alta Valle sorgono le malghe Fraselle, dove la valle si intereca nel Gruppo delle Tre Croci, e attraverso Vari passi si accededono a nuovi e vari panorami.

Veduta del monte Terrazzo e val Fraselle

DA VEDERE
La Contrada di Campostrin
la Grotta del Pastore
la Val Fraselle
Giazza

I SENTIERI
 : :   277 della Madonnina
 : :   279 del Terrazzo
 : :   280 della Val Fraselle - W. Dal Forno
 : :   281 Meridionale del Terrazzo
 : :   282 del Tambaro
 : :   283 del Vinter
 
PUNTI DI APPOGGIO
Giazza
Malga Terrazzo
Rif Boschetto
Rif Bertagnoli

Malga Terrazzo e l'“alpe” omonima fanno parte di alcune piccole entità pascolive, oggi cadute in abbandono, ma fino a una ventina di anni fa ottimi pascoli soprattutto per greggi di pecore: Fraselle di Sotto, Fraselle di Sopra, Tambaro e Terrazzo, tutte arroccate tra grandi boscaglie di faggi e di pini, a cavallo della Val Fraselle e della Valle di Revolto.

Il termine “Fraselle” è ricordato come Fariselli in un documento di Cangrande della Scala che fece costruire un sentiero, detto “Via Vesentina”, che da Crespadoro, in provincia di Vicenza, saliva a Durlo, poi a Campofontana, alle malghe del Porto, a Cima Scalette, a Fraselle, al Monte Plische, per discendere poi a Campobrun e terminare ad Ala di Trento. Il toponimo Fraselle, di origine cimbra, potrebbe derivare da fara, un termine longobardo col significato di «villaggio»; ma è improbabile la costruzione di un villaggio a quella quota (m 1630). Molto più semplicemente, forse, il toponimo deriva dal vocabolo dialettale fraséla «briciola». Poco distante c’è il famoso Passo Rìstele (m 1695) il cui nome è pure di origine cimbra e significa «riposo».

Da Fraselle passava il famoso “sentiero dei contrabbandieri” che seguiva lo stesso itinerario della “Via Vesentina” e che è stato segnato da parecchie croci di contrabbandieri caduti o per la neve o per la caccia che davano loro le guardie di frontiera. La “Via di Cangrande” poi transitava attraverso Malga Terrazzo; il suo toponimo dice poco; denuncia un particolare geografico-morfologico, una terrazza, cioè né più né meno; un poggiolo, un balcone sulla valle. Ed è una vera e propria balconata sopra la Valle del Progno–Illasi.

Sotto si dischiude il “Tambaro”, in cimbro Tambalt, una piccola montagna anch’essa. Tutt’intorno toponimi cimbri: Scheljantal (Valle delle campanelle), Kitzarstuan (Macigno dei capretti), Schefarkuwal (Covolo dei pastori), Rabambant (Macigno dei corvi), Sbalmambant (Sasso delle rondini). Da Fraselle, da Terrazzo e da Tambaro si ha accesso al cuore della Foresta Demaniale che offre un’eloquente e suggestiva panoramica dello stato in cui doveva essere stata la montagna veronese prima dei disboscamenti.




indietro pagina aggiornata 2013-09-17