Baito Mandrielo



Il baito, restaurato da non molto, (era) sempre aperto: l'agibilità e la pulizia sono lasciate all'educazione di chi lo usa. All'interno troviamo un tavolo, delle sedie e un camino; al piano superiore un tavolato su cui dormire forniti però del proprio sacco a pelo.
Su di una mensola si trova un diario dove è possibile lasciare traccia indelebile del proprio passaggio.
Fuori dal baito, ben indicato un viottolo conduce ad una vicina sorgente, anch'essa recentemente riattata.
Davanto un minuscolo orto e tanta pace intorno, si gode uno stupendo panorama sia sulla Lessinia che sulla valle
  fonte Escursioni nel Gruppo del Carega di R.Chiej Gammachio

Il baito non è più agibile, è stata murato l'ingresso causa l'inagibilità del tavolato al piano superiore in seguito ad un incendio che ha danneggiato una dei travi in legno.



come raggiungerlo

dal Rifugio Boschetto sentiero 288
dal Rifugio Revolto sentiero 287
da Passo Pertica sentiero 189
da Passo Malera sentiero 288

Il percorso più agevole risulta risalendo dal rifugio Boschetto attraverso l'itinerario 288 , è possibile effettuare percorsi ad anello proveniendo per via retrogada dal Passo Pertica o zona Lago Secco Revolto percorrendo il 287
 

Per arrivare alla “Montagna de Mandrielo”— comunemente è conosciuta così— bisogna risalire la parte più settentrionale della lunga Valle del Progno-Illasi (anticamente detta Longazeria), passare oltre Giazza e la “Fontana dell’acqua fredda”. Là, in mezzo all’abetaia della Foresta Demaniale, si apre un grande prato adatto più ad un gregge di pecore che ad una mandria di vacche, per la sua ristrettezza geografica e per la rischiosità della sua posizione, soprattutto.

Il pascolo si trova a ridosso della corona di rocce che delimita il vasto pascolo dell’altopiano della Lessinia, e si apre a mattina con la Malga Malera, e le cosiddette “rive”; termine che in altre parole indica le pendenze che scendono piuttosto scoscese verso il fondovalle dove scorre il torrente di Revolto. Di fronte a Mandriello si trova la grande conca di abeti e larici che è meglio definita e conosciuta come zona delle Molezze e di Terrazzo.

Mandriello deriva da «mandria», cioè lo steccato che i pastori di una volta — ma anche quelli di adesso — alzavano per rinchiudervi dentro le pecore di notte, con lo scopo di proteggerle dai lupi e dai cani e poi di poterle mungere più speditamente il mattino. Una Malga Mandrielle si trova oggi anche nei dintorni di Asiago. In un atto del 1615 si trova registrata una montagnola detta Mandriele nel comune di Selva di Progno; non sappiamo se si tratta di Mandriello, ma non essendovi altre località con tale toponimo, si ritiene che si tratti proprio di questa “montagna”.

Oggi la malga e il pascolo di Mandriello non figurano più nelle indagini ufficiali relative alle “montagne-pascolo”; il bosco ha preso il sopravvento sulla parte pascolata. Rimane a testimonianza il baito, così come lo ha visto Falezza nel suo disegno: una terra che rievoca “storie” sulle quali oggi volano i corvi. Ma alla fine del Settecento, “Nella montagna Mandrielo”, così si scriveva nell’indagine che citiamo spesso, pascolavano 6 vacche di Gasparo Longo, 9 di Antonio Pagan, 18 di Giovanni Dal Bosco e 14 di Domenico Dal Bosco: 47 capi in tutto. Non era proprio una montagna da buttare, ma allora i tempi erano altri e anche i sacrifici umani erano diversi, più impegnati, più miseri. I tre cognomi Longo e Dal Bosco erano di gente di Giazza; Pagan, invece, era di Campofontana.

da San Martino BA.it




indietro pagina aggiornata 2012-09-22